Dina Goldstein – “In the Dollhouse” at Estensioni Oltre.LoSpazio, Carrara, Italy

Dina Goldstein “In the Dollhouse”
Estensioni Oltre.LoSpazio, in Carrara (Italy)

(find Italian version below)

Saturday 12th June 2021, at 6.30 pm, at Estensioni Oltre.LoSpazio, in Carrara (Italy), inaugurates “In the Dollhouse”, a solo exhibition of Dina Goldstein, artist born in 1969 in Tel Aviv (Israel), who lives and works in Vancouver (Canada). The exhibition is curated by Enza Di Vinci and organized by Opus in Artem and Davide Ragazzi Art Studio Gallery.

In the last decades of the twentieth century, American art is experiencing an eclectic moment; American Realism, Pop Art, Conceptual Art and Minimal Art, are sources of inspiration for numerous new art currents that evoke those of the recent past to break away from it. Numerous expressive codes and media are mixed, in an only apparently rash way, to activate a synthetic and pungent artistic communication. From 1990 to 2000, kitsch, gothic novel, comic strip, science fiction, folk and fairytale illustration, advertising, religious iconography, film, decorative arts, academic painting, video and photography are used by American artists to propose mutant versions of realism and pop art, expressing particular concepts, such as aversion to modernist utopias, authoritarianism and machismo; verification of one’s identity; self-determination within the society; opposition to media beauty standards. The communicative power of images (photography, graphics, advertising, cinema and video) is exploited to the maximum to express canons of conceptual distancing from contemporary aesthetics. An artistic current that consolidated in this period and to which the artistic production of Dina Goldstein is often associated is Lowbrow Art or Pop Surrealism (emerged in 1980 in Southern California). Despite many similarities between the work of Dina Goldstein and the Lowbrow artists, such a classification cannot be exhaustive.

Dina Goldstein moved from Tel Aviv to Vancouver in 1976 at the age of seven. She grows up and completes a university course of study in a multi-ethnic, officially anglophone city. Canada and Northern Europe share common elements from a natural, cultural and sociological point of view.

“The frontier life, always at the mercy of a harsh climate for much of the year, creates a sort of defensive and collaborative sociality. Compared to the USA, in Canada, also thanks to legislation, the frenetic thrust of competition that characterizes and, in some ways, penalizes US society is absent” (A. Gazzola).

Dina Goldstein began to devote herself to artistic photography in 2007, after 14 years of professional activity as a photojournalist and editorial photographer. It is not surprising to find, in her work, an aptitude for acute observation of society, a critical look at political current events, a strong reference to contemporary sociology.

Dina Goldstein’s photography is characterized by a refined classicism, a pop soul and some glamour elements, balanced within an essential narrative, enriched with irony, cynicism and comedy. In her works we can glimpse an aesthetic reference to North European photography and cinema, to American television series, comics, literature and European painting. The technique she uses the most is the tableau vivant in photography. The process that leads to the creation of this type of work can take up to 2 years; it involves the preparation of a film set, photographic shots with a medium format Hasselblad (with wide-angle lens) and accurate postproduction.

The “In the Dollhouse” series, created in 2012, consists of ten shots, which narrate the life and crisis of Barbie and Ken. On the set, the two characters, played by Regan Blake and Nate Campbell, adequately made up and arranged in static poses, are portrayed in moments of everyday life inside their idyllic pink house. Ken is happily discovering his true identity; in parallel, Barbie experiences a moment of inner crisis that will lead to a sad ending: the radical cut of the thick lock of blond hair, depression, the loss of Barbie’s head. The “real life doll” is used by Dina G. to stimulate critical thinking about unattainable beauty standards and identity traps innervated in popular culture.

The exhibition “In the Dollhouse” is set up in the rooms of Estensioni Oltre.LoSpazio, an exhibition space directed by Giovanna Ambrogi, Daniela Borri, Selene Frosini, Stefanie Oberneder, 4 contemporary artists who live and work in Carrara and intend to offer citizens and international tourists who experience the city the opportunity to get closer to international contemporary art.

The organization of the exhibition was carried out by Opus in Artem and Davide Ragazzi Art Studio Gallery. Opus in Artem is an information, consultancy, research and mediation platform in the international cultural sector and represents Dina Goldstein in Italy. Davide Ragazzi Art Studio Gallery is an art studio and gallery based in Genoa (Italy).

 

Dina Goldstein, In the Dollhouse, solo exhibition
Curating and text: Enza Di Vinci
Graphic Design: Davide Ragazzi
Exhibit Design: Enza Di Vinci
Organisation: Opus in Artem, Davide Ragazzi Art Studio Gallery, Estensioni Oltre.LoSpazio
Supporters: APS Oltre and Carrara Studi Aperti

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Dina Goldstein “In the Dollhouse”
Estensioni Oltre.LoSpazio, in Carrara (Italy)

Sabato 12 giugno 2021, alle ore 18.30, presso Estensioni Oltre.LoSpazio, a Carrara (Italia), inaugura “In the Dollhouse”, mostra personale di Dina Goldstein, artista nata nel 1969 a Tel Aviv (Israele), che vive e lavora a Vancouver (Canada). La mostra è curata da Enza Di Vinci e organizzata da Opus in Artem e Davide Ragazzi Art Studio Gallery.

Negli ultimi decenni del Novecento, l’arte americana vive un momento eclettico; il Realismo americano, la Pop Art, l’Arte concettuale e la Minimal Art, sono fonti d’ispirazione per numerose nuove correnti artistiche che rievocano quelle del passato recente per distaccarsene. Numerosi codici espressivi e media sono rimescolati, in maniera solo apparentemente inconsulta, per attivare una comunicazione artistica sintetica e pungente. Dal 1990 al 2000, kitsch, romanzo gotico, fumetto, fantascienza, illustrazione popolare e fiabesca, pubblicità, iconografia religiosa, cinema, arti decorative, pittura accademica, video e fotografia sono utilizzati dagli artisti americani per proporre versioni mutanti di realismo e pop art, esprimendo particolari concetti, quali l’avversione verso le utopie moderniste, l’autoritarismo e il machismo; la verifica della propria identità; l’autodeterminazione all’interno della società; l’opposizione a canoni di bellezza mediatica. Il potere comunicativo delle immagini (fotografia, grafica, pubblicità, cinema e video) è sfruttato al massimo per esprimere canoni di allontanamento concettuale dalle estetiche contemporanee. Una corrente artistica che si consolida in questo periodo e alla quale è spesso associata la produzione artistica di Dina Goldstein è la Lowbrow Art o Pop Surrealism (emersa nel 1980 nel sud della California). Nonostante molte similitudini fra il lavoro di D. G. e gli artisti della Lowbrow, una simile classificazione non può essere esaustiva.

Dina Goldstein si trasferisce da Tel Aviv a Vancouver nel 1976, all’età di 7 anni. Cresce e completa un percorso di studi universitario in una città multietnica, ufficialmente anglofona. Il Canada e l’Europa del Nord condividono elementi comuni sotto il profilo naturale, culturale e sociologico. “La vita di “frontiera”, sempre alla mercé di un clima rigido per molta parte dell’anno, crea una sorta di socialità difensiva e collaborativa. Rispetto agli USA, in Canada, anche grazie alla legislazione, è assente quella spinta frenetica alla competizione che caratterizza e per certi versi penalizza la società statunitense” (A. Gazzola). Dina Goldstein inizia a dedicarsi alla fotografia artistica nel 2007, dopo 14 anni di attività professionale come fotoreporter e fotografa editoriale. Non stupisce riscontrare, nel suo lavoro, un’attitudine all’osservazione acuta della società, uno sguardo critico sull’attualità politica, un forte rimando alla sociologia contemporanea.

La fotografia di Dina G. è caratterizzata da un classicismo raffinato, un’anima pop e alcuni elementi glamour, equilibrati all’interno di una narrazione essenziale, arricchita di ironia cinismo e comicità. Nelle sue opere si intravede un richiamo estetico alla fotografia e al cinema del Nord Europa, alle serie televisive americane, al fumetto, alla letteratura e alla pittura europea. La tecnica che utilizza maggiormente è il tableau vivant in fotografia. Il processo che porta alla realizzazione di questa tipologia di opere può durare anche 2 anni: prevede l’allestimento di un set cinematografico, scatti fotografici con una Hasselblad medio formato (con obiettivo grandangolare) e una post-produzione accurata.

La serie “In the Dollhouse”, realizzata nel 2012, si compone di 10 scatti, che narrano la vita e la crisi di Barbie e Ken. Sul set, i due personaggi, interpretati da Regan Blake e Nate Campbell, adeguatamente truccati e sistemati in pose statiche, sono ritratti in momenti di vita quotidiana all’interno della loro idilliaca casa rosa. Ken è alla scoperta felice della sua vera identità; in parallelo, Barbie vive un momento di crisi interiore che porterà ad un triste finale: il taglio radicale della folta chioma di capelli biondi, la depressione, la perdita della testa di Barbie. La “bambola dalla vita vera” è utilizzata da Dina G. per stimolare il pensiero critico su standard di bellezza irraggiungibili e trappole identitarie innervate nella cultura popolare.

La mostra “In the Dollhouse” è allestita nelle sale di Estensioni Oltre.LoSpazio, uno spazio espositivo diretto da Giovanna Ambrogi, Daniela Borri, Selene Frosini, Stefanie Oberneder, 4 artiste contemporanee che vivono e lavorano a Carrara e intendono offrire ai cittadini e ai turisti internazionali che vivono la città l’opportunità di avvicinarsi all’arte contemporanea internazionale.

L’organizzazione della mostra è stata realizzata da Opus in Artem e Davide Ragazzi Art Studio Gallery. Opus in Artem è una piattaforma di informazione, consulenza, ricerca e mediazione nel settore culturale internazionale e rappresenta D.G. in Italia. Davide Ragazzi Art Studio Gallery è uno studio d’arte e galleria con sede a Genova (Italia).

 

Dina Goldstein – In the Dollhouse
Curatela e testo: Enza Di Vinci
Graphic Design: Davide Ragazzi
Exhibit Design: Enza Di Vinci
Organizzazione: Opus in Artem, Davide Ragazzi Art Studio Gallery, Estensioni Oltre.LoSpazio
Supporters: APS Oltre and Carrara Studi Aperti